Pope Benedict XVI on the New Age, Yoga, mantras etc.


OCTOBER 8/NOVEMBER 3, 2014

 

Pope Benedict XVI on the New Age, Yoga, mantras etc.

http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com.es/2007/03/interviste-al-cardinale-joseph.html

 

Please also see

NEW AGE-POPE BENEDICT XVI
JULY 2011

http://ephesians-511.net/docs/NEW_AGE-POPE_BENEDICT_XVI.doc

 

From:
Javier Lopez Torres, Spain To:
Prabhu
Sent: Wednesday, October 08, 2014 5:38 PM

Subject: Emeritus Pope Benedict interview on magic, Yoga, TM, occultism etc.

Dear Michael,

I have discovered this interview of Card. Ratzinger in 1999 when he was Prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith. It’s all about occultism and the magic world. I cannot believe it appears to be only translated into Russian! It could be a Satan’s ploy to keep occult this interview so I have decided to translate it into Spanish, and then I will ask to Nn in India to translate it into English. To get a good translation in Spanish I will send it for revision to an Argentinean priest living in Italy.

I believe this interview is important as here Card. Ratzinger recognized that in 1989, when he published “The Letter to the Bishops of the Catholic Church on Some Aspects of Christian Meditation”, he knew very little on the attack of the occultism on the Church. He even said that it would be necessary for an adult catechesis and lifelong learning to warn every Christian!

As I repeated before, sometimes it is difficult to understand why some important documents are never translated. It reminds me what happened with the document “Jesus Christ, the Bearer of the Water of Life” on the New Age was never published in German!

This interview would complement the “The Letter to the Bishops of the Catholic Church on Some Aspects of Christian Meditation” which was frequently misinterpreted and quoted to make a defence of elements of eastern meditation in Christian Prayer.

It will be very good to publish it on the internet so many people can access to it (researchers could also reference it) and people could realize you are not “the voice of one crying in the wilderness” as at least the Emeritus Pope is aligned with you! May God bless you and your family.

Someone translated only these few paragraphs into English, but further below is the complete interview in Italian.

 

Part of an interview with Cardinal Josef Ratzinger (Pope Benedict XVI) by Ignazio Artizzu “Una voce grida…” (No. 9, March 1999)

The questions and answers concern magic and occultism. Since this sphere is closely connected with the spiritual substance of paganism, let us notice at least some of them.

St. Paul on Cyprus publicly calls the sorcerer Elymas the son of the devil. So can we safely claim that behind magic and the world of occultism is always the presence of the devil?
“Yes, I would say that without the devil… this world of magic and occultism would not be possible…”

Is this condemnation by St. Paul the root of the Church’s condemnation of magic and occultism?
“Yes, it is… One cannot use these practices which are characteristic of pagan religions…”

What then is the danger for those who practise magic and occultism?
“… Let us admit that one joins a particular sect or magic group. One will become not only a slave of this group but also a slave of the reality which is behind this group, that is of reality which is really demonic. And one thus runs into a still greater self-destruction, worse than narcotics.”

Do you suppose that there is a deep bond between the spread of Oriental religions and the current explosion of occultism?
“Undoubtedly, there is a deep bond.”

 

 


Can “Christian yoga” exist?
“The risk is the fact that yoga will become an independent method of ‘salvation’ which lacks a true encounter of God and a human being. And in this case we already find ourselves in transcendence. The truth is that even in Christian prayer and contemplation the posture of body is important and renders the inward state, which is likewise expressed in the Liturgy. In yoga, however, the movements of body render a different inner content.”

Is it possible to draw a parallel between mantras and the Christian prayer?
“Mantras are a prayer turning not to God but to other deities, which are idols.”

Urs von Balthasar said about transcendental meditation that it is a betrayal of the relation to the Christian faith. Do you agree with it, too?
“Yes, I do.” For God Transcendent, the person who called me and loves me is deformed in a transcendental dimension of being. I think it is necessary to distinguish between the good God Transcendent and transcendental. While the Transcendent is a person who has created me, there is a transcendental dimension of being and therefore implies a philosophy of identity. The path Transcendental Meditation, taken in its ultimate intentions, has this tendency to drive to plunge into the identity, and so it is exactly opposite to the Christian, who knows also a union of identity. Christ identified with us and so we enter into His body, but it is a different identification, made
​​in love, which is always a personal identity distinct, while Transcendental Meditation involves the plunge to “dissolve” in the identity of the Supreme Being.

 

(Could a reader please translate the New Age interview portion of the interview into English and send it to me?) The translation was received on Nov. 3, and this file was updated, see page 14 ff.

 

30Giorni: 30 domande al cardinale Joseph Ratzinger (marzo 1999)

30 domande al Cardinale J. Ratzinger
Intervista a cura di Ignazio Artizzu tratta dalla rivista “Una voce grida…” n°9 – marzo 1999
La magia, parodia del divino

Eminenza, cosa è la magia?
E’ l’uso di forze apparentemente misteriose per avere un dominio sulla realtà fisica e anche psicologica. Il tentativo, cioè, di strumentalizzare le potenze soprannaturali per il proprio uso. Con la magia si esce dal campo della razionalità e dell’utilizzo delle forze fisiche insegnate dalla scienza. Si cerca – e a volte anche si trova – un modo di impadronirsi della realtà con forze sconosciute. Può essere in molti casi una truffa, ma può anche darsi che con elementi che si sottraggono alla razionalità si possa entrare in un certo dominio della realtà.

Sia il Nuovo che l’Antico Testamento condannano in modo ferreo ogni pratica magica, così come il ricorso all’occultismo in tutte le sue forme. Come commenta questo dal punto di vista teologico?
Vediamo intanto l’origine più profonda delle superstizioni, della magia e dell’occultismo per capire meglio la condanna nei loro confronti. Direi che ci sono due elementi: da una parte nell’uomo, creato ad immagine di Dio, esiste la sete del divino. L’uomo non può limitarsi al finito, all’empirico: avrà sempre il desiderio di allargare la prospettiva del suo essere e di entrare nella sfera divina, di uscire dalla pura realtà fisica e toccare una realtà più profonda, Questo desiderio, di per sé innato nell’uomo – immagine di Dio – è smarrito perché sembra troppo difficile andare realmente alla ricerca di Dio, elevarsi e lasciarsi elevare dall’Amore Divino e arrivare così ad un vero incontro del Dio personale che mi ha creato e mi ama. Allora accade un po’ come nel mondo umano: le avventure passeggere sono più facili di un amore profondo, di una vita. E così come in questa vita umana un amore fedele, un vero amore, che va fino alle profondità del nostro essere, esige un impegno ben diverso dalle facili avventure, così anche le realtà spirituali esigono un impegno profondo, una fedeltà, una disciplina interiore, l’umiltà di impostare la propria vita alla sequela di Dio. Allora l’uomo cerca le cose più facili, un esperimento immediato della profondità dell’ essere.
Possiamo anche dire che qui si verifica una dottrina fondamentale della Chiesa, cioè che nell’uomo da una parte troviamo la natura creata da Dio, dall’altra anche questa tendenza opposta: lo smarrimento e il peccato originale che lo deviano dalla sua origine e trasformano in una caricatura il suo desiderio innato di amare Dio e di entrare nella unione con Lui. Ecco, questa seconda tendenza si realizza nel cercare un cammino più facile, un contatto più immediato e soprattutto un modo per non sottomettersi all’amore e al potere divino. Allora l’uomo comincia a farsi dominatore della realtà sfruttando questa presunta possibilità del suo essere. E ciò mi pare una profonda inversione e perversione della relazione più profonda del nostro essere: invece di adorare Dio, di sottomettersi a Dio, l’uomo intende farsi dominatore della realtà usando queste potenze occulte, e si sente il vero dominatore.
E’ la tendenza che troviamo nel capitolo 3 della Genesi: io stesso divento Dio e ho il potere divino e non mi sottometto alla realtà. “Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio conoscendo il bene e il male. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.” (Gen 3, 4-7)

 

 

San Paolo, a Cipro, definisce pubblicamente il mago Elimas “figlio dei diavolo”. Possiamo dunque affermare con certezza che dietro la magia e il mondo dell’ occulto c’è sempre il demonio?
Si. Io direi che senza il demonio, che provoca questa perversione della creazione, non sarebbe possibile tutto questo mondo dell’occultismo e della magia. Entra in gioco un elemento che va oltre le realtà della ragione e le realtà riconoscibili con la scienza unita ad una ragione sincera. Si offre un elemento apparentemente divino, cioè delle forze che possono prestare dei successi, esperienze che appaiono come soprannaturali e spesso come divine. Sono invece una parodia del divino. Poteri, ma poteri di caduta, che in realtà sono ironie contro Dio.

E’ questa la radice della ferma condanna espressa anche dalla Chiesa nei confronti della magia e dell’occultismo?
Si. Ciò comincia nell’Antico Testamento: pensiamo al conflitto tra Samuele e Saul. E’ proprio la caratteristica della religione del Dio rivelato: non si fa uso di queste pratiche, che sono caratteristiche delle religioni di questa terra, e perciò pagane, perché pervertono la relazione tra Dio e l’uomo. Questa condanna continua in tutta la storia della Rivelazione e riceve la sua ultima chiarezza nel Nuovo Testamento. Non è – sia chiaro – un positivismo che vuole escludere qualcosa della ricchezza dell’ essere o delle esperienze possibili, ma la verità di Dio che si oppone alla menzogna fondamentale.
Il nome del diavolo nella Sacra Scrittura, “padre della menzogna”, diventa comprensibile in modo nuovo se consideriamo tutti questi fenomeni, perché qui troviamo realmente la menzogna nella sua purezza totale.

In quale forma?
L’uomo si fa dominatore del mondo sfruttando ciò che appare come Dio e quindi usa il potere per dominare il mondo in sé stesso, entrando cosi in una menzogna radicale. Questa menzogna appare in un primo momento come un allargamento del potere, delle esperienze, come una cosa bellissima: io divento Dio. Ma alla fine la menzogna è sempre una realtà che distrugge. Vivere nella menzogna vuol dire vivere contro la realtà e quindi vivere nella autodistruzione. In questo senso possiamo vedere due aspetti di questa proibizione. Da una parte, semplicemente, le pratiche occulte e magiche sono da escludere perché pervertono la realtà, sono menzogne nel senso più profondo.
Il secondo aspetto, quello morale dopo quello ontologico, è che, opposte alla verità, esse sono distruttive e distruggono l’essere umano cominciando dal suo nucleo.

I figli della menzogna – Quali sono dunque i pericoli per chi ha a che fare con la magia e l’occulto?
Cominciamo anche qui dal fenomenologico. Il tranello viene teso con cose promettenti, con una esperienza di potere, di allegria, di soddisfazione. Ma poi una persona entra in una rete demoniaca che diventa dopo poco tempo molto più forte di lui. Non è più l’uomo padrone di casa
Poniamo che una persona entri a fare parte di una setta o di un gruppo magico. Diventerà schiavo non solo del gruppo, il che sarebbe già gravissimo, dato che queste sette possono alienare totalmente una persona. Ma sarà schiavo della realtà che sta dietro il gruppo, cioè una realtà realmente diabolica. E cosi va verso una autodistruzione sempre più profonda, peggiore di quella della droga.

Quali sono le radici di questa sete di occulto?
Mi sembra questa mescolanza di una tendenza verso il divino e lo smarrimento che chiude l’uomo in sé stesso.

Nessuno degli occultisti dichiara apertamente di operare con il concorso dei demonio. Anzi, quasi tutti affermano di essere credenti e di fare il bene. Usano immagini sacre, crocifissi…
Si. La menzogna profonda poi si concretizza in menzogne più evidenti. Il mago, nel suo orientamento personale, è arrivato alla menzogna. Poi, diventa naturale usare tutti i modi concreti per esprimere e fare agire la menzogna. Naturalmente il sincretismo è uno degli elementi fondamentali del mondo magico e occultista, che si serve delle religioni, e soprattutto degli elementi cristiani, pervertendoli sia allo scopo di attirare la gente e rendersi credibile, sia anche nella speranza di usare la forza nascosta della realtà cristiana. Lo vediamo negli Atti degli Apostoli con Simone mago, che vorrebbe comprare la forza degli apostoli. “Simone, vedendo che lo Spirito veniva conferito con l’ imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro dicendo: “Date anche a me questo potere perché a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo”. Ma Pietro gli rispose: ” Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio. Non v’è parte né sorte alcuna per te in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. Pentiti dunque di questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonato questo pensiero. Ti vedo infatti chiuso in fiele amaro e in lacci di iniquità.” (At 8, 18-23)

Si afferma che esistono forme di magia e divinazione innocue e “leggere”, come la lettura della mano, le carte e gli oroscopi. E si ironizza sul Nuovo Catechismo, che le ha condannate. Esiste una scala di gravità o sono tutte dello stesso ceppo, e quindi tutto gravi?
Esiste forse un uso più leggero, ma comunque non accettabile, perché apre la porta all’occulto. Se uno comincia a muoversi in questa direzione c’è il pericolo di cadere nella trappola più profonda. Ma il fatto che si scivola facilmente, e spesso inevitabilmente, una volta entrati in questo cammino, non deve portarci ad un rigorismo che non distingue più tra comportamenti che sono simbolo di una certa leggerezza di vita e il modo di agire di coloro che sono entrati nel pieno di queste situazioni. Una certa distinzione esiste senza dubbio, ma si deve tenere presente che un gradino guida facilmente all’altro, perché il terreno è scivoloso.

 


Cosa direbbe a chi frequente la Chiesa e anche gli occultisti, o pratica egli stesso l’occultismo, credendo che l’una cosa non debba escludere l’altra?
Gli direi che deve cominciare a capire meglio la fede e inserirsi profondamente nel cammino cristiano, per capire che sono cose del tutto diverse. Se ascolto la Parola del Signore, con la mano nella mano del Signore, mi lascio guidare dall’amore di Cristo, mi inserisco nella grande comunione della Chiesa, andando insieme con la Chiesa sulla strada di Cristo. Ben diverso è se io comincio a entrare nella realtà grave dell’occultismo. I due atteggiamenti sono dall’inizio profondamente diversi. Capire questa distinzione è una decisione fondamentale dell’uomo, è il passo iniziale del cammino della fede.
Pensiamo al rito del Battesimo, dove abbiamo da una parte il “si” al Signore e alla sua legge, e dall’altra il “no” a satana. In tempi passati ci si voltava verso l’oriente per dire “si” al Signore e verso l’occidente per dire “no” alle seduzioni del diavolo. Con questo rito, nato in tempi in cui, come accade oggi, la Chiesa era circondata e attaccata dalle pratiche occulte, si capisce la diversità inconciliabile di questi due comportamenti. lo dico “si” al cammino del Signore e questo implica che dica il mio “no” alle pratiche magiche. Dobbiamo rinnovare in senso molto concreto e realistico questa duplice decisione. Dire “si” a Cristo implica che non posso “servire due padroni”, come dice il Signore stesso, e se dico “si” al Signore non posso nello stesso momento dire “si” a questi poteri nascosti, ma devo dire: “no, non accetto la seduzione del diavolo “. E forse, in occasione del rinnovamento dei voti battesimali che facciamo prima della Pasqua, si dovrebbe spiegare che ciò che pronunciamo non è un antico rituale, ma una decisione importante per la nostra vita oggi, un atto concreto e realistico.

Spezzare le catene
Esiste un punto di non-ritorno per chi ha dato la propria vita alla magia?
E’ difficile rispondere. Se uno è entrato in ciò che il Signore chiama “peccato contro lo Spirito Santo “, come avversione a Dio e maledizione dello Spirito di Dio, pervertendo il suo spirito, aprendolo alla azione del demonio, qui si realizza forse quello che il Signore indica come il punto del non ritorno. Ma da parte nostra non possiamo giudicare questo. Noi dobbiamo dire sempre: c’è la speranza di conversione. Naturalmente, se uno è entrato in questo mondo, una conversione radicale diventa necessaria, ed è una conversione che si fa sempre più difficile, realizzabile solo con l’aiuto forte dello Spirito Santo implorato dalla Comunità della Chiesa che intende aiutare queste persone a tornare a Dio. Quindi dobbiamo sempre avere la speranza, e fare il possibile per implorare il perdono di Dio e per illuminare queste persone e renderle aperte ad una conversione profonda. Occorre poi la espulsione del demonio. Un rito la cui importanza, per un certo tempo, non è stata più capita dai cristiani, ma che ora riceve di nuovo un senso e un significato molto concreto. Perché si tratta di liberare le persone dal demonio che, a causa del contatto con la magia e l’occultismo, si è realmente impossessato di loro.

Quindi sono necessari gli esorcismi?
Certamente.

Talvolta la gente recepisce questo discorso, ma lamenta una scarsa informazione da parte degli stessi uomini di Chiesa. Cosa fare di più per informare gli sprovveduti?
Dobbiamo trovare nuove forme di apostolato. Il dilagare dell’occultismo nelle forme attuali è un fenomeno abbastanza recente. Ancora 10 anni fa ci mancava anche l’informazione in proposito. Forse non eravamo preparati a questo attacco, e non abbiamo preparato sufficientemente i fedeli. Mi sembra che dovremmo predisporre brevi informazioni che dicano l’essenziale in modo comprensibile. Dobbiamo inserire questo discorso anche nelle catechesi per gli adulti e nella formazione permanente di ogni cristiano,

Eminenza, le cito alcuni dati. In Italia, al numero dell’oroscopo telefonico arrivano oltre 10 milioni di chiamate all’anno. Sempre in Italia, ci sono almeno 100 mila maghi e meno di 38 mila sacerdoti cattolici. Cosa prova meditando questa realtà?
E’ il segno che siamo in una minaccia di paganizzazione profonda. Questo è paganesimo, è perversione del destino religioso dell’uomo. In questa religione artefatta, nella quale come ho detto l’uomo sfrutta o cerca di sfruttare le forze soprannaturali, c’è una sfida fondamentale per la nostra opera di evangelizzazione. Davanti alla paganizzazione si deve annunciare la realtà liberante di Dio. Queste pratiche si presentano con il pretesto e la pretesa di offrire all’uomo una liberazione. Offrono potere, soddisfazione, la promessa di fare vivere con tutte le possibilità dell’essere. In realtà sono una schiavitù terribile, che può realmente disumanizzare. Lo sappiamo anche dalle religioni precristiane, che hanno creato un mondo di timore. Quando è arrivato l’annuncio cristiano, non ha portato una liberazione politica, come diremmo oggi, ma la liberazione dalla paura dei demoni. C’è un solo Dio che è più forte di tutti: questo è l’annuncio che ha liberato realmente il mondo. E anche oggi, in certe parti del mondo non ancora evangelizzate, si vede come la paura dei demoni e dei maghi crea un clima di paura e di immobilità. Non si può agire perché ad ogni passo si può cadere nelle mani di un demone. Dobbiamo quindi proclamare la forza liberatrice dell’annuncio che c’è un solo Dio, e che questo Dio è Amore e ci ama e ha la forza di guidarci e di darci la vera libertà, e che con potenza invincibile ci libera da questa schiavitù. Ma si vede che, purtroppo, questo non è più presente nella mentalità delle persone. Molti vedono solo il cammino arduo della religione, come è lontano Dio, come non ne facciamo esperienza, e cercano l’esperienza veloce e la soddisfazione rapida, e cosi cadono nella schiavitù. In questa ora di tentazione pagana profonda, credo che dobbiamo annunciare il Vangelo in tutta la sua semplicità e grandezza come la vera e l’unica liberazione.

 

 

 

Nella sua vita di sacerdote, Vescovo e Cardinale, le è mai capitato di avere a che fare con persone danneggiate dalla magia?
Nell’ambiente in cui sono vissuto non era presente questa realtà. Ho sentito diverse volte parlare di questi casi. E oggi sento ormai da più parti come la magia deteriora e distrugge le vite umane.
La magia tradizionale, folcloristica, tipica dei paesi mediterranei è ancora radicata nelle regioni italiane. E una pratica innocente o l’ingrediente principale resta sempre il concorso dei demonio?
Anche agli albori del Cristianesimo restavano tra la gente elementi magici, ridotti nella loro presenza, direi ridimensionati dalla fede che si diffondeva, sempre, però, con il pericolo di un rigurgito della magia. Era una presenza pericolosa e inaccettabile, ma dominata dalla vita di fede dei più. Ma adesso vediamo che questi piccoli “residui” che apparivano innocenti non sono affatto innocenti, e possono diventate oggi l’aggancio per una nuova irruzione dell’occultismo nel mondo.


E un valido metro di valutazione che l’occultista richieda denaro o meno?
Dipende dalla sua decisione precedente di essere mago. Se il suo fosse un lavoro moralmente giusto, potrebbe anche richiedere di essere pagato. Ma dato che già il suo mestiere in quanto tale implica la menzogna e la perversione della realtà, la presenza del denaro non serve ad altro che a continuare la menzogna fondamentale che sta alla base. In questo senso, nel commercio di magia e di “poteri”, si rende visibile una perversione ancora più profonda. Le cose spirituali non possono essere pagate, e la vera esperienza spirituale, che è quella che Cristo mi regala, la posso ottenere solo con la mia conversione, il mio “esodo” spirituale. Occorre dunque aiutate le persone cadute nella rete dell’occulto a ritrovare la via della conversione, offrendo loro una comunità, accompagnarle verso la fede e aiutarle a mettersi in cammino verso la verità, oltre che ovviamente aiutarle ad accedere – se le condizioni sono adempiute – all’esorcismo effettuato da sacerdoti autorizzati dal proprio Vescovo.


Uno yoga cristiano?
Anche la meditazione trascendentale e lo yoga, in particolare lo yoga, hanno come substrato l’occultismo. Anzi, l’ultimo grado dello yoga, il più elevato, comporta – affermano gli stessi libri sacri di questa “filosofia” – un contatto con il mondo degli spiriti e la acquisizione di poteri magici. Ritiene che vi sia un legame di fondo, anche se poco apparente, tra la diffusione delle religioni orientali e l’attuale rigurgito di occultismo?
Nel fondo è presente, senza dubbio. Diciamo che l’offerta di queste religioni orientali si muove su diversi livelli. C’è uno yoga ridotto ad una specie di ginnastica: si offre qualche elemento che può dare un aiuto per il rilassamento del corpo. Bene, se lo yoga è ridotto realmente ad una ginnastica si può anche accettare, nel caso di movimenti che hanno un senso esclusivamente fisico. Ma deve essere realmente ridotto, ripeto, a un puro esercizio di rilassamento fisico, liberato da ogni elemento ideologico. Su questo punto si deve essere molto attenti per non introdurre in una preparazione fisica una determinata visione dell’uomo, del mondo, della relazione tra uomo e Dio. Questa purificazione di un metodo in sé logico di idee incompatibili con la vita cristiana, potrebbe essere paragonata per esempio con la “demitizzazione” delle tradizioni pagane sulla creazione del mondo, realizzata nel primo capitolo della Genesi, dove il sole e la luna, le grandi divinità del mito sono ridotte a “lampade” create da Dio, lampade che riflettono la luce di Dio, e ci fanno immaginare la vera Luce, che è il Creatore della luce. E cosi, anche nel caso dello yoga e delle altre tecniche orientali, sarebbe necessaria una trasformazione e uno spostamento radicale che realmente tolgano di mezzo ogni pretesa ideologica. Nel momento in cui compaiono elementi che pretendono di guidare ad una “mistica”, diventano già strumenti che conducono in una direzione sbagliata.


Questa trasformazione, o chiarimento, c’è stato?
Generalmente no. Può darsi comunque che alcune persone abbiano cercato di escludere gli elementi religiosi e ideologici, mantenendo queste pratiche su un piano di puro esercizio fisico. Questo non si può escludere.

Può esistere uno “yoga cristiano”?
Nel momento in cui lo si chiama “yoga cristiano” è già ideologizzato e appare come una religione, e questo non mi piace tanto. Mentre sul piano puramente fisico, ripeto, alcuni elementi potrebbero anche sussistere. Occorre stare molto attenti riguardo al contesto ideologico, che lo rende parte di un potere quasi mistico. Il rischio è che lo yoga diventi un metodo autonomo di “redenzione”, priva di un vero incontro tra Dio e la persona umana. E in quel caso, siamo già nel trascendente. E’ vero che anche nella preghiera e nella meditazione cristiana la posizione del corpo ha la sua importanza, e sta a significare un atteggiamento interiore. che si esprime anche nella liturgia. Ma nello yoga i movimenti del corpo hanno una diversa implicazione di rapporto con Dio, che non è quella della liturgia cristiana. Occorre la massima prudenza perché dietro questi elementi corporali si nasconde una concezione dell’essere come tale, della relazione tra corpo e anima, tra uomo, mondo e Dio.

Ritiene legittimo l’insegnamento della meditazione trascendentale e dello yoga nelle Chiese Cattoliche e nelle comunità religiose da parte di sacerdoti?
Mi sembra molto pericoloso perché in questo contesto queste pratiche sono già offerte come un qualcosa, appunto, di religioso.

 

E’ possibile coniugare il mantra con la preghiera cristiana?
Il mantra è una preghiera rivolta non a Dio, ma ad altre divinità che sono idoli.

Perché questo deprezzamento di Cristo e della Chiesa?
Questa è una questione profonda legata alla situazione attuale del mondo. Le radici di questo comportamento che oggi noi vediamo sono tante e si sono sviluppate nel corso di un’epoca, anche se solo oggi emergono in tutta la loro forza. Mi sembra che l’elemento ultimo sia quello, ancora una volta, del capitolo 3 della Genesi: la superbia dell’uomo che intende fare di sé stesso Dio e non accetta di sottomettersi a Lui. C’è dietro la volontà di prendere nelle proprie mani Dio e non di mettersi nelle sue mani.

Una fede da amare, non da tradire
Urs Von Balthasar definisce la meditazione trascendentale un tradimento nei confronti della fede cristiana. E’ d’accordo con questa affermazione?
Si. Perché il Dio Trascendente, la persona che mi ha chiamato e mi ama, viene deformato in una dimensione trascendentale dell’essere. Credo che sia necessario distinguere bene tra il Dio Trascendente e la trascendentalità. Mentre il Trascendente è una Persona che mi ha creato, il trascendentale è una dimensione dell’essere e quindi implica una filosofia di identità. Il cammino della Meditazione Trascendentale, preso nelle sue intenzioni ultime, ha questa tendenza di guidare ad immergersi nella identità, e quindi è esattamente opposto alla visione cristiana, che conosce anche una unione di identità. Cristo si è identificato con noi e così ci inserisce nel suo Corpo, ma è una identificazione diversa, operata nell’amore, nella quale rimane sempre una identità personale distinta, mentre la Meditazione Trascendentale comporta l’immergersi, il lasciarsi “sciogliere” nella identità dell’essere supremo.

Quale è, in termini spirituali, il prezzo di queste pratiche?
La perdita della fede e la perversione della relazione uomo – Dio, e un disorientamento profondo dell’essere umano, cosicché alla fine l’uomo si sposa con la menzogna.

Come deve realizzarsi concretamente il rispetto verso questi culti non cristiani, fermo restando anche il rispetto verso i valori imprescindibili della fede cristiano?
Il rispetto è dovuto soprattutto alle persone. Come dice S. Agostino dobbiamo avere amore per il peccatore e non per il peccato. Dobbiamo sempre vedere nell’uomo che è caduto in questi errori una persona creata e chiamata da Dio e che ha cercato anche, in un certo senso, di arrivare alla realtà divina per trovare le risposte al suo desiderio di elevarsi. Dobbiamo inoltre rispettare gli elementi ai quali ho accennato, chiarendo molto bene, però, quelle realtà che sono distruttive e che sono opposte non solo alla fede cristiana ma anche alla verità dell’essere umano stesso.

Veggenti o spiritisti?
Il mondo pullula oggi di veggenti che affermano di ricevere rivelazioni da parte di Dio e della Madonna. Divulgano libri che contengono messaggi apparentemente buoni e conformi con la fede cristiana e la dottrina della Chiesa. Ma dietro questi messaggi c’è – in molti casi – una tecnica medianica, come la “scrittura automatica”, o altre forme di spiritismo. Quale atteggiamento deve avere il cristiano verso questi fenomeni?
Mi sembra che l’origine di questa inflazione di messaggi sia quella alla quale abbiamo accennato, e cioè di una desiderio di “accaparrarsi” una esperienza diretta del divino, di non restare nella sobrietà della fede ma di toccare più da vicino la realtà di Dio. Il primo punto essenziale è quello di affidarsi al Signore che si è rivelalo nella sua parola e che è presente nella Chiesa e nei Sacramenti, e di vivere in questo cammino fondamentale che da una sua esperienza diversa dalle altre, ed è un po’ più ardua, ma alla fine molto più reale e gratificante perché molto più vera. L’atteggiamento fondamentale deve essere quello di vivere realmente la fede nella vita della Chiesa e convincersi che Dio, come ha detto San Giovanni della Croce, dandoci suo Figlio ci ha dato tutto, perché Gesù è la sua Parola, e non c’è da aggiungere altro, Dio non può dare di più che Se Stesso nel suo Figlio. Occorre mettersi davvero nelle mani del Figlio e vivere la vita della Chiesa, che è anche immensamente ricca, perché il Signore è circondato dai Santi, ad iniziare dalla Madonna. E questa esperienza è possibile per tutti. Credendo in Dio, non cammino solo, ma sono accompagnato da questa grande schiera dei Santi e dei credenti di tutti i tempi, e così ricevo anche tutte le risposte, perché la Chiesa vive e ha una voce viva per parlare e annunciare oggi la Parola del Signore come Parola presente per me e per il nostro tempo. E se uno vive questa realtà con convinzione e con gioia, non in senso purista, ma con tutta la ricchezza e la bellezza che questo comporta, non ha più bisogno di altro, e può stabilire con il proprio discernimento quali cose possono essere a lui utili senza diventare dipendente di questi fenomeni.

Alcuni affermano di possedere il testo del “segreto di Fatima”. E’ possibile?
No.

Se dietro apparizioni e messaggi c’è il fenomeno medianico della scrittura automatica o altre forme di medianità -oggi si diffondono nel mondo vari libri di “messaggi” -possiamo credere con certezza che ci si trova davanti ad un fenomeno da scartare?
Si tratta di fenomeni medianici che non hanno a che vedere con la mistica cristiana.
La pranoterapia non è un dono di Dio

 

Tra le varie ramificazioni della New Age c’è la cosiddetta “medicina alternativa”, nella quale ha un posto importante la pranoterapia. Alcune persone affermano di possedere un fluido nelle mani che può curare i malati, e lo confondono con il carisma delle guarigioni…
Il carisma delle guarigioni si manifesta in primo luogo nella assenza totale di elementi di magia e si realizza in uno spirito di preghiera. Le guarigioni operate dal Signore e su suo mandato dagli apostoli sono espressione di preghiera. Non si usano mezzi e contesti spirituali alieni dalla fede e dalla ragione. I carismi, a differenza dei poteri e dei fluidi vantati da queste persone, si sottomettono alla verità e al potere di Dio e non introducono altri elementi. Gli altri casi sono espressione di un terribile mondo sotterraneo, che – molto tempo piuttosto nascosto – oggi di nuovo, in una fase di ripaganizzazione, viene allo scoperto.

Grazie alla nostra Gemma segnaliamo:
“Il laicismo nuova ideologia l´Europa non emargini Dio”
Intervista al cardinale Ratzinger, capo dell´ex Sant´Uffizio: a volte c´è aggressività contro la visione religiosa – I matrimoni gay sono una scelta distruttiva per la società. Sono un segno di decadenza
laicità giusta – Lo Stato non impone una religione, ma dà alle religioni spazio per costruire la società civile: ecco la laicità giusta
crocifisso in aula – Se si perdesse la sostanza cristiana di un popolo, la Croce in pubblico potrebbe essere discussa: per me sarebbe triste
gay e spagna – I matrimoni gay sono una scelta distruttiva per la società. Sono un segno di decadenza
divino e politica – Parlare di Dio in politica sembra indecente. E lo stesso avviene per l´economia
la sfida islamica – Ci sono tanti modi di essere musulmani. È comunque una sfida positiva la loro ferma fede in Dio

MARCO POLITI
CITTÀ DEL VATICANO – L´Europa, culla e pilastro del cattolicesimo, sta perdendo la sua connotazione cristiana. Già oggi i non praticanti, gli indifferenti e gli agnostici sono maggioranza. Per la Chiesa di Roma è una sfida decisiva. Ed è da qui che partiamo nel colloquio con il cardinale Joseph Ratzinger nella Sala Rossa del Sant´Uffizio. Congregazione per la Dottrina della fede si chiama oggi ed il suo capo è stato e continua ad essere un pilastro del pontificato wojtyliano.
«Viviamo in una situazione di grande trasformazione. Denatalità e immigrazione – ci confida il porporato – mutano anche la composizione etnica dell´Europa. Soprattutto siamo passati da una cultura cristiana ad un secolarismo aggressivo e a tratti persino intollerante. E ciò nonostante, sebbene le chiese si svuotino e tanti non riescano più a credere, la fede non è morta. Sono sicuro che anche nel contesto di una società multiculturale, e fra grandi contrasti, la fede cristiana rimanga un fattore importante, capace di fornire forza morale e culturale al continente».


Dunque il cardinale Ratzinger non è pessimista? «Ottimismo e pessimismo sono categorie emozionali. Io penso di essere realista. Resto convinto della forza interiore della fede.

Piuttosto il cattolicesimo è diventato sempre più “cattolico”, cioè universale. E mentre altri continenti scoprono il loro modo di essere cristiani e cattolici, l´Europa non sarà più una voce così determinante come in passato. Avrà una grande rilevanza, ma sempre all´interno di un concerto internazionale».

Dopo l´affare Buttiglione certi gruppi laici e cattolici dipingono un cristianesimo assediato in Europa.
«Esiste un´aggressività ideologica secolare, che può essere preoccupante. In Svezia un pastore protestante, che aveva predicato sull´omosessualità in base ad un brano della Scrittura, è andato in carcere per un mese. Il laicismo non è più quell´elemento di neutralità, che apre spazi di libertà per tutti. Comincia a trasformarsi in un´ideologia che si impone tramite la politica e non concede spazio pubblico alla visione cattolica e cristiana, la quale rischia così di diventare cosa puramente privata e in fondo mutilata. In questo senso una lotta esiste e noi dobbiamo difendere la libertà religiosa contro l´imposizione di un´ideologia che si presenta come fosse l´unica voce della razionalità, mentre invece è solo l´espressione di un “certo” razionalismo».

Ma per lei cos´è la laicità?
«La laicità giusta è la libertà di religione. Lo Stato non impone una religione, ma dà libero spazio alle religioni con una responsabilità verso la società civile, e quindi permette a queste religioni di essere fattori nella costruzione della vita sociale».
Eppure ci sono frontiere delicate. Prendiamo il crocifisso nelle scuole. C´è la tendenza, che trovo banalizzante, di dire che è simbolo di amore universale e quindi non può dare fastidio a nessuno. In realtà è anzitutto il segno di un Dio e di una religione. Non è comprensibile che ci sia chi afferma che non ci può essere un solo segno imposto?
«Dipende dalle situazioni storiche. Possono darsi paesi che non hanno una storia o una presenza cristiana e quindi non vogliono questo segno perché non esprime un´eredità e un orientamento morale comune. Io penso che grazie a Dio l´Italia, e anche parte della Germania, sono ancora così segnate dal loro passato e dal loro presente cristiano che il crocifisso resta per loro un punto di orientamento. La Croce ci parla di un Dio che si fa uomo e muore per l´uomo, che ama l´uomo e perdona. E questa è già una visione di Dio che esclude il terrorismo e le guerre di religione in nome di Dio. Può darsi che in futuro si perda la sostanza cristiana in un popolo: allora si potrebbe dire che non c´è più questo orientamento comune e magari non si potrebbe più offrirlo negli spazi pubblici. Per me sarebbe un passaggio triste e perciò mi impegno personalmente perché non vada persa questa sostanza cristiana».


Ma se un ebreo o un musulmano, senza polemiche, chiedono di trovare nella scuola anche un segno della loro fede, è giusto negarlo?
«Si può riflettere sulle condizioni di un simile caso, ponderando bene tutte le differenze che esso comporta. Ma è una questione aperta, dovrei rifletterci sopra in modo più approfondito».

Non crede che esiste una difficoltà della Chiesa a farsi capire dall´uomo di oggi?
«Non facciamone un´immagine mitica, l´uomo d´oggi è molteplice. E´ assai diverso in America latina, in Africa o in Asia. E anche tra noi ci sono ceti sociali con svariate visioni del mondo. Ma è vero che il cristianesimo ha difficoltà a farsi capire nel mondo odierno, specialmente in quello occidentale: americano ed europeo. Sul piano intellettuale il sistema concettuale del cristianesimo appare molto lontano dal linguaggio e dal modo di vedere moderno. Basterebbe pensare solo alla parola “natura”: come ha cambiato senso! Dobbiamo, senza dubbio, fare il possibile per tradurre questo sistema concettuale in modo che emerga la vera essenza del cristianesimo».

Come descriverla?
«Una storia di amore fra Dio e gli uomini. Se si capisce questo nel linguaggio del nostro tempo, il resto seguirà».

Basta questo?
«C´è anche la difficoltà ad accettare il cristianesimo dal punto di vista esistenziale. Gli attuali modelli di vita sono molto diversi e quindi l´impegno intellettuale da solo non è sufficiente. Bisogna offrire spazi di vita, di comunione, di cammino. Solo attraverso esperienze concrete e l´esempio esistenziale è possibile verificare l´accessibilità e la realtà del messaggio cristiano».

Torna a diffondersi la tentazione di rifugiarsi nel sogno di una società organicamente cristiana. Ha senso?
«Certamente no. Era una situazione strike determinata con luci ed ombre, come testimonia anche la storia della Chiesa. Oggi si tende a vedere piuttosto le ombre, ma vi erano anche luci, come rivela la grande cultura medievale. Adesso, rifugiarsi in una situazione non più ripetibile sarebbe assurdo. Dobbiamo accettare che la storia vada avanti, affrontando la difficoltà di credere in un contesto pluralista, ma sapendo bene che vi sono pure nuove possibilità per una fede libera e adulta. La fede non è solo il risultato di una tradizione e di una specifica situazione sociale, ma anzitutto l´esito di un libero sì del cuore a Cristo».

Dove sta Dio nella società contemporanea?
«E´ molto emarginato. Nella vita politica sembra quasi indecente parlare di Dio, quasi fosse un attacco alla libertà di chi non crede. Il mondo politico segue le sue norme e le sue strade, escludendo Dio come cosa che non appartiene a questa terra. Lo stesso nel mondo del commercio, dell´economia e della vita privata. Dio rimane ai margini. A me sembra invece necessario riscoprire, e le forze ci sono, che anche la sfera politica ed economica ha bisogno di una responsabilità morale, una responsabilità che nasce dal cuore dell´uomo e, in ultima istanza, ha a che fare con la presenza o l´assenza di Dio. Una società in cui Dio è assolutamente assente, si autodistrugge. Lo abbiamo visto nei grandi regimi totalitari del secolo scorso».

Un grosso nodo è l´etica sessuale. L´enciclica Humanae Vitae ha prodotto un fossato tra magistero e comportamento pratico dei fedeli. E´ ora di rimeditarla?
«Per me è evidente che dobbiamo continuare a riflettere. Già nei suoi primi anni di pontificato Giovanni Paolo II ha offerto al problema un nuovo tipo di approccio antropologico, personalistico, sviluppando una visione molto diversa della relazione fra l´io e il tu dell´uomo e della donna. Vero è che la pillola ha dato il via ad una rivoluzione antropologica di grandissime dimensioni. Non si è rivelata essere, come forse si poteva pensare all´inizio, solo un aiuto per le situazioni difficili, ma ha cambiato la visione della sessualità, dell´uomo e del corpo stesso. E´ stata sganciata la sessualità dalla fecondità e così è cambiato profondamente il concetto della stessa vita umana. L´atto sessuale ha perso la sua intenzionalità e finalità, che prima era sempre stata visibile e determinante, sicchè tutti i tipi di sessualità sono diventati equivalenti. Soprattutto da questa rivoluzione consegue l´equiparazione tra omosessualità ed eterosessualità. Ecco perché dico che Paolo VI ha indicato un problema di grandissima importanza».

Ecco, l´omosessualità. E´ un tema che riguarda l´amore fra due persone e non la mera sessualità. Cosa può fare la Chiesa per capire questo fenomeno?
«Diciamo due cose. Anzitutto dobbiamo avere un grande rispetto per queste persone, che soffrono anche e che vogliono trovare un loro modo di vivere giusto. D´altra parte, creare ora la forma giuridica di una specie di matrimonio omosessuale, in realtà, non aiuta queste persone».
Quindi lei giudica negativamente la scelta fatta in Spagna?
«Sì, perché è distruttiva per la famiglia e la società. Il diritto crea la morale o una forma di morale, poiché la gente normale comunemente ritiene che quanto afferma il diritto sia anche moralmente lecito. E se giudichiamo questa unione più o meno equivalente al matrimonio, abbiamo una società che non riconosce più la specificità né il carattere fondamentale della famiglia, cioè l´essere proprio dell´uomo e della donna che ha lo scopo di dare continuità – non solo in senso biologico – all´umanità. Ecco perché la scelta fatta in Spagna non reca un vero beneficio a queste persone: poiché in tal modo distruggiamo elementi fondamentali di un ordine di diritto».

 


Eminenza, a volte la Chiesa dicendo no su tutto, è andata incontro a sconfitte. Non dovrebbe essere almeno possibile un patto di solidarietà fra due persone, anche omosessuali, riconosciuto e tutelato dalla legge?
«Ma l´istituzionalizzazione di una simile intesa – lo voglia o no il legislatore – apparirebbe necessariamente all´opinione pubblica come un altro tipo di matrimonio e la relativizzazione sarebbe inevitabile. Non dimentichiamo poi che con queste scelte, verso cui oggi inclina un´Europa – diciamo così – in decadenza, ci separiamo da tutte le grandi culture dell´umanità, le quali hanno sempre riconosciuto il significato proprio della sessualità: cioè che un uomo e una donna sono creati per essere congiuntamente la garanzia del futuro dell´umanità. Garanzia non solo fisica ma morale».

In definitiva le visioni confliggenti nell´etica riflettono la rivoluzione del soggetto in corso nel mondo occidentale. La nuova soggettività è una sciagura o una sfida per la Chiesa?
«Di per sé la capacità di autodeterminazione può essere una cosa buona. Ma dubito che molti soggetti siano realmente autodeterminati – come oggi si vuol far credere – e non vivano invece un certo uniformismo prefabbricato, magari pensando di realizzare se stessi. L´uomo d´oggi è manipolabile dal mercato, dai media, dalle mode. Vero è che la sfera del soggetto è divenuta molto più grande. Il problema è che oggi la religione e la morale sembrano appartenere solo alla sfera del soggetto. L´oggettività si troverebbe unicamente nelle scienze mentre il resto sarebbe soggettivo. Di conseguenza la religione perde peso nella formazione della coscienza comune».

E allora?
«Rimane un´acquisizione positiva che il soggetto sia più consapevole della sua libertà e responsabilità, ma è giunto il momento di riconoscere che la libertà umana può vivere solo come libertà condivisa con gli altri. In una responsabilità comune. Soprattutto va capito che l´uomo non crea se stesso: è una creatura con i suoi limiti e con la possibilità di deviare o di trovare la via che corrisponde al suo essere propriamente una persona umana».

In questo scenario tutto occidentale sta irrompendo l´Islam. Come dovrebbe fronteggiarlo il cattolicesimo?
«Anzitutto l´Islam è multiforme, non è riducibile solo all´area terrorista o a quella moderata. Esistono interpretazioni diverse: sunniti, sciiti, eccetera. Culturalmente c´è una grande differenza tra Indonesia, Africa o penisola araba e forse si sta formando anche un Islam con una specificità europea, che accetta elementi della nostra cultura. In ogni caso è una sfida positiva per noi la ferma fede in Dio dei musulmani, la coscienza che siamo tutti sotto il giudizio di Dio, insieme ad un certo patrimonio morale e all´osservanza di alcune norme che dimostrano come la fede per vivere abbia bisogno di espressioni comuni: cosa che noi abbiamo un po´ perso».

E sul versante critico?
«Si tratta di cogliere anche le debolezze culturali di una religione troppo legata ad un libro considerato come verbalmente ispirato, con tutti i pericoli che ne conseguono. Possiamo offrire il concetto di libertà religiosa ad una religione in cui è determinante la teocrazia, cioè l´inscindibilità tra potere statale e religione. Potremmo mostrare loro che un Dio che lascia più libertà all´uomo, offre nuovi spazi all´uomo e al suo sviluppo culturale».


Si fa strada la tendenza nei nostri paesi a voler esportare in ogni modo i valori occidentali nel resto del mondo, perché considerati migliori
«Non dobbiamo imporre e dogmatizzare tutte le nostre idee. Dobbiamo essere consapevoli della relatività di tante nostre forme politiche, religiose, economiche. D´altra parte, dobbiamo lasciare agli altri popoli la possibilità di contribuire alla molteplicità del concerto della cultura umana. Noi cerchiamo di convincere gli altri di cose che ci paiono essenziali, ma ciò deve avvenire nel rispetto, senza imposizioni».
Repubblica, 19 novembre 2004


Caspita!!! Politi puo’ trovare in questa intervista (che egli stesso ha fatto) tutte le risposte che sta cercando sulla grandezza del pontificato di Ratzinger!
Il Signore sceglie la nostra povertà
Ratzinger racconta la sua nomina ad arcivescovo di Monaco e a cardinale da parte di Paolo VI nel 1977 e i due conclavi del 1978
di Gianni Cardinale
Quella del 1978 non fu un’estate qualsiasi per la Chiesa cattolica. Nel giro di poche settimane i cardinali si ritrovarono per due volte riuniti in conclave per eleggere il successore di Pietro. Il 6 agosto, infatti, dopo quindici anni di pontificato, venne meno Paolo VI, che avrebbe compiuto 81 anni il successivo 26 settembre. Il 26 agosto, dopo un rapidissimo conclave – due giorni e quattro votazioni –, venne eletto papa il patriarca di Venezia Albino Luciani, che prese il nome di Giovanni Paolo I. Avrebbe compiuto 66 anni il 17 ottobre. Ma non festeggiò quel compleanno. Il suo pontificato durò appena trentatré giorni. All’alba del 28 settembre il nuovo Pontefice venne trovato esanime nella sua camera da letto. Il Sacro Collegio quindi si riunì di nuovo per il conclave che il 16 ottobre – dopo otto votazioni in tre giorni – vide l’elezione dell’arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla, 58 anni, che col nome di Giovanni Paolo II divenne il primo Papa polacco della storia, il primo non italiano dopo 456 anni.

 

 

 

 


Per ricordare, venticinque anni dopo, i drammatici avvenimenti di quell’estate, 30Giorni ha chiesto la testimonianza del cardinale Joseph Ratzinger, 76 anni, indubbiamente il più conosciuto tra i ventuno porporati dell’attuale Sacro Collegio che parteciparono ai due conclavi del 1978. Con il porporato bavarese abbiamo anche parlato dei suoi colloqui e dei suoi incontri con papa Montini e con Luciani tra il 1977 e il 1978.
Il cardinale Joseph Ratzinger non ha bisogno di molte presentazioni. Teologo famoso fin dall’epoca del Concilio Vaticano II, nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga e creato cardinale nel 1977 da Paolo VI, è attualmente l’unico porporato europeo creato da papa Montini che siederebbe in un eventuale conclave. Convocato a Roma da papa Wojtyla nel 1981, presiede da allora la Congregazione per la dottrina della fede, la Pontificia Commissione biblica e la Commissione teologica internazionale. Attualmente è il più longevo tra i capidicastero della Curia romana. Eletto vicedecano del Sacro Collegio nel novembre ’98, alla fine dello scorso anno è stato eletto decano.

Eminenza, il 24 marzo 1977 Paolo VI la nominò arcivescovo di Monaco, tre mesi dopo la creò cardinale…
JOSEPH RATZINGER: Due o tre giorni dopo la mia consacrazione episcopale del 28 maggio venni informato della mia nomina a cardinale, che quindi coincideva quasi con l’ordinazione sacramentale. Fu per me una grande sorpresa. Non so ancora darmi una spiegazione di tutto questo. So comunque che Paolo VI teneva presente il mio lavoro come teologo. Tanto che alcuni anni prima, forse nel 1975, mi aveva invitato a predicare gli esercizi spirituali in Vaticano. Ma non mi sentivo sufficientemente sicuro né del mio italiano né del mio francese per preparare e osare una tale avventura, e così avevo detto di no. Ma questa era una prova che il Papa mi conosceva. Forse una qualche parte in questa storia potrebbe averla avuta monsignor Karl Rauber, oggi nunzio in Belgio, allora stretto collaboratore del sostituto Giovanni Benelli. Comunque, sta di fatto, mi hanno detto, che di fronte alla terna per la nomina a Monaco e Frisinga, il Papa avrebbe personalmente scelto la mia povertà.

Quello del 27 giugno 1977 fu un “miniconcistoro” con soli cinque neocardinali…
RATZINGER: Sì, eravamo un piccolo gruppo, interessante e simpatico. C’era Bernardin Gantin, l’unico ancora in vita oltre il sottoscritto. E poi Mario Luigi Ciappi, il teologo della Casa pontificia, Benelli naturalmente, e Frantisek Tomasek che era stato nominato in pectore già l’anno prima e che ricevette la porpora insieme a noi.

Si racconta che fu Benelli, il quale era stato nominato arcivescovo di Firenze il 3 giugno, a “scegliere” i nomi di quel “miniconcistoro”…
RATZINGER: Può darsi. Non ho mai avuto voglia, né ho voglia ora di esplorare queste cose. Rispetto la Provvidenza; quali fossero gli strumenti della Provvidenza non mi interessa.

Cosa ricorda di quella cerimonia?
RATZINGER: Alla consegna del berretto nell’Aula Paolo VI io ho avuto un grande vantaggio rispetto agli altri quattro neocardinali. Nessuno di loro aveva con sé una grande famiglia. Benelli aveva lavorato per lungo tempo in Curia, e a Firenze non era molto conosciuto, quindi non erano tanti i fedeli provenienti dal capoluogo toscano; Tomasek – c’era ancora la cortina di ferro – non poteva avere accompagnatori; Ciappi era un teologo che aveva lavorato sempre, per così dire, nella sua isola; Gantin è del Benin e dall’Africa non è agevole venire a Roma. Io invece ho avuto tanta gente: l’aula era quasi piena di persone che venivano da Monaco e dalla Baviera.

Fece un figurone…
RATZINGER: In un certo senso sì. Gli applausi per me furono maggiori che per gli altri. Si vedeva che Monaco era presente. E il Papa fu visibilmente compiaciuto di vedere in qualche modo confermata la sua scelta.

In quell’occasione ebbe modo di avere un colloquio personale col Papa?
RATZINGER: Dopo la liturgia, nella quale il Papa ci aveva consegnato l’anello, mi fu detto che Paolo VI desiderava parlarmi in udienza privata. Io ero stato per tanti anni un semplice professore, molto lontano dai vertici della gerarchia, e non sapevo come comportarmi, mi sentivo un po’ a disagio in quel contesto. Non osavo parlare con il Papa perché mi sentivo ancora troppo semplice, ma lui fu molto buono e mi incoraggiò. Si trattò di un colloquio senza intenzioni specifiche, voleva conoscermi da vicino, dopo che forse Benelli gli aveva parlato di me.

Cosa ricorda dell’ultimo anno del pontificato di Paolo VI?
RATZINGER: In quel periodo, insieme agli altri vescovi della Baviera, venni a Roma per la visita ad limina. E in quella occasione ci fu un bell’incontro col Papa. Paolo VI cominciò a parlare in tedesco, lo faceva abbastanza bene, ma poi preferì passare all’italiano con cui era più facile comunicare. Parlò col cuore della sua vita e del suo primo incontro con la nostra terra. Ricordò che quando era stato a Monaco, da giovane sacerdote, si era trovato un po’ disorientato e aveva trovato tante persone che lo avevano aiutato. Fu un colloquio personale, senza grandi discorsi: si vedeva che il suo cuore si era aperto e voleva semplicemente condividere alcuni momenti con alcuni suoi confratelli nell’episcopato. Si trattò di un incontro molto simpatico.

 

 

Venne a Roma altre volte con Paolo VI papa?
RATZINGER: Sì, per il suo ottantesimo compleanno [il 26 settembre 1977, ndr]. Il 16 ottobre celebrò una messa solenne a San Pietro. In quella occasione mi ha impressionato per come ha citato il verso della Divina Commedia in cui Dante parla di «quella Roma onde Cristo è romano» [Purgatorio, XXXII, 102, ndr]. Paolo VI era considerato un po’ un intellettuale che aveva difficoltà ad essere caldo con gli altri. In quel momento aveva manifestato un calore inaspettato proprio per Roma. Io non conoscevo o non mi ricordavo di queste parole di Dante. Mi impressionarono molto. Con queste parole Paolo VI voleva esprimere il suo amore per Roma che è divenuta la città del Signore, il centro della Sua Chiesa.

Come seppe della scomparsa di papa Montini?
RATZINGER: Ero andato in vacanza in Austria. Venni informato la mattina stessa del 6 agosto che il Santo Padre si era sentito improvvisamente male. Chiamai il vicario generale di Monaco per dirgli di invitare subito tutta la diocesi a pregare per il Papa. Poi feci una piccola gita e quando tornai mi telefonarono per dirmi che il Papa si era aggravato e poco dopo mi chiamarono di nuovo per comunicarmi che era morto. Allora decisi che la mattina successiva sarei tornato a Monaco, e quella sera stessa venne la tv per intervistarmi. Dopo aver scritto una lettera alla diocesi partii per Roma.

Dove assistette ai funerali del Papa.
RATZINGER: Mi colpì l’assoluta semplicità della bara con il Vangelo posato sopra. Questa povertà, che il Papa aveva voluto, mi aveva quasi scioccato. Mi impressionò anche la messa funebre celebrata dal cardinale Carlo Confalonieri, che, essendo ultraottantenne, non avrebbe partecipato al conclave: fece un’omelia molto bella. Come fu bella quella pronunciata in un’altra messa dal cardinale Pericle Felici, che sottolineò come durante il funerale le pagine del Vangelo posto sopra la bara del Papa fossero state sfogliate dal vento. Ritornai poi a Monaco per celebrare una messa in suffragio: il Duomo era molto affollato. Quindi tornai a Roma per il conclave.

Lei era un cardinale “novello”…
RATZINGER: Ero tra i più giovani ma, siccome ero vescovo diocesano, appartenevo all’ordine dei presbiteri e quindi, nel protocollo, venivo prima di molti cardinali curiali che appartenevano all’ordine dei diaconi. Così non ero agli ultimi posti. Ricordo che al pranzo, anche in questo contesto venivano rispettate le precedenze, mi trovavo tra i cardinali Silvio Oddi e Felici, due porporati italianissimi.

Ebbe realmente un ruolo importante in quel conclave?
RATZINGER: È vero che con alcuni cardinali germanofoni ci siamo visti qualche volta. A questi incontri partecipavano Joseph Schröffer, già prefetto dell’Educazione cattolica, Joseph Höffner di Colonia, il grande Franz König di Vienna – che vive ancora –, Alfred Bengsch di Berlino; c’erano inoltre Paulo Evaristo Arns e Aloísio Lorscheider, brasiliani di origine tedesca. Si trattava di un piccolo gruppo. Non volevamo assolutamente decidere niente, ma solo parlare un po’. Io mi sono lasciato guidare dalla Provvidenza, ascoltando i nomi, e vedendo come si è formato finalmente un consenso sul patriarca di Venezia.

Lo conosceva?
RATZINGER: Sì, lo conoscevo personalmente. Durante le vacanze estive del ’77, ad agosto, mi trovavo nel seminario diocesano di Bressanone e Albino Luciani venne a farmi visita. L’Alto Adige fa parte della regione ecclesiastica del Triveneto e lui, che era un uomo di una squisita gentilezza, come patriarca di Venezia si sentì quasi in obbligo di recarsi a trovare questo suo giovane confratello. Mi sentivo indegno di una tale visita. In quella occasione ho avuto modo di ammirare la sua grande semplicità, e anche la sua grande cultura. Mi raccontò che conosceva bene quei luoghi, dove da bambino era venuto con la mamma in pellegrinaggio al santuario di Pietralba, un monastero di Serviti di lingua italiana a mille metri di quota, molto visitato dai fedeli del Veneto. Luciani aveva tanti bei ricordi di quei luoghi e anche per questo era contento di tornare a Bressanone.

Prima non l’aveva mai conosciuto di persona?
RATZINGER: No. Io ero vissuto, come ho già detto, nel mondo accademico, molto lontano dalle gerarchie, e non conoscevo di persona i vertici ecclesiastici.

Poi lo incontrò di nuovo?
RATZINGER: No, mai prima del conclave del ’78.

In quell’occasione scambiò delle parole con lui?
RATZINGER: Qualcuna, perché ci conoscevamo, ma non molte. C’era molto da fare e da meditare.

Che impressione fece la sua elezione?
RATZINGER: Io sono stato molto felice. Avere come pastore della Chiesa universale un uomo con quella bontà e con quella fede luminosa era la garanzia che le cose andavano bene. Lui stesso era rimasto sorpreso e sentiva il peso della grande responsabilità. Si vedeva che soffriva un po’ di questo colpo. Non si aspettava questa elezione. Non era un uomo che cercava la carriera, ma concepiva gli incarichi che aveva avuto come un servizio e anche una sofferenza.

 

 

Quale fu il suo ultimo colloquio con lui?
RATZINGER: Il giorno del suo insediamento, il 3 settembre. L’arcidiocesi di Monaco e Frisinga è gemellata con le diocesi dell’Ecuador, e per quel mese di settembre a Guayaquil era stato organizzato un Congresso mariano nazionale. L’episcopato locale aveva chiesto che venissi nominato delegato pontificio per questo Congresso. Giovanni Paolo I aveva già letto la richiesta e deciso positivamente in merito; così, durante il tradizionale omaggio dei cardinali, parlammo del mio viaggio e lui invocò molte benedizioni su di me e su tutta la Chiesa ecuadoregna.

Lei andò in Ecuador?
RATZINGER: Sì, e proprio quando ero lì, mi raggiunse la notizia della morte del Papa. In un modo un po’ strano. Dormivo nell’episcopio di Quito. Non avevo chiuso la porta perché nell’episcopio mi sento come nel seno di Abramo. Era notte fonda quando entrò nella mia stanza un fascio di luce e si affacciò una persona con un abito da carmelitano. Rimasi un po’ sbigottito da questa luce e da questa persona vestita in maniera lugubre che sembrava messaggera di notizie infauste. Non ero sicuro se fosse sogno o realtà. Infine scoprii che era un vescovo ausiliare di Quito (Alberto Luna Tobar, oggi arcivescovo emerito di Cuenca, ndr), il quale mi comunicò che il Papa era morto. E così seppi di questo avvenimento tristissimo e imprevisto. Nonostante questa notizia, riuscii a dormire in grazia di Dio e la mattina dopo celebrai messa con un missionario tedesco, il quale nella preghiera dei fedeli pregò «per il nostro papa morto Giovanni Paolo I». Alla funzione assisteva anche il mio segretario laico, il quale alla fine venne da me e mi disse costernato che il missionario aveva sbagliato nome, che avrebbe dovuto pregare per Paolo VI e non per Giovanni Paolo I. Lui ancora non sapeva della morte di Albino Luciani.

Lei aveva visto il Papa al conclave. Nel rendergli omaggio le sembrava un uomo che nel giro di un mese potesse morire?
RATZINGER: Mi sembrava che stesse bene. Certo non appariva un uomo di grande salute. Ma tanti sembrano fragili e poi vivono cento anni. A me appariva di buona salute. Non sono un medico, ma mi sembrava un uomo che, come me, non pareva avere una salute molto forte. Ma queste persone sono poi quelle che hanno di solito una maggiore aspettativa di vita.

Quindi fu per lei una morte inaspettata?
RATZINGER: Assolutamente inaspettata.

Ebbe qualche dubbio quando cominciarono a girare voci su una morte violenta del Papa?
RATZINGER: No.

Il vescovo di Belluno-Feltre, il salesiano Vincenzo Savio, ha annunciato di aver ricevuto, lo scorso 17 giugno, il nullaosta della Congregazione delle cause dei santi affinché si possa procedere alla causa di beatificazione del servo di Dio Albino Luciani. Cosa pensa a riguardo?
RATZINGER: Personalmente sono convintissimo che era un santo. Per la sua grande bontà, semplicità, umiltà. E per il suo grande coraggio. Perché aveva anche il coraggio di dire le cose con grande chiarezza, anche andando contro le opinioni correnti. E anche per la sua grande cultura di fede. Non era solo un semplice parroco che per caso era diventato patriarca. Era un uomo di grande cultura teologica e di grande senso ed esperienza pastorale. I suoi scritti sulla catechesi sono preziosi. Ed è bellissimo il suo libro Illustrissimi, che lessi subito dopo l’elezione. Sì, sono convintissimo che è un santo.

Pur avendolo incontrato in non più di tre occasioni?
RATZINGER: Sì, è stato sufficiente perché la sua figura luminosa irradiasse in me questa convinzione.

Quando vi incontraste per il secondo conclave del 1978 quale era la sensazione dominante nel Collegio cardinalizio?
RATZINGER: Dopo questa morte improvvisa eravamo tutti un po’ depressi. Era stato un colpo forte. Certo, anche dopo la morte di Paolo VI c’era tristezza. Ma quella di Montini era stata una vita completa, che aveva avuto un epilogo naturale. Lui stesso aspettava la morte, parlava della sua morte. Dopo un pontificato così grande c’era stato un nuovo inizio, con un Papa di tipo diverso ma in piena continuità. Ma che la Provvidenza avesse detto di no alla nostra elezione fu veramente un colpo duro. Benché l’elezione di Luciani non fu un errore. Quei trentatré giorni di pontificato hanno avuto una funzione nella storia della Chiesa.

Quale?
RATZINGER: Non fu solo la testimonianza di bontà e di una fede gioiosa. Ma quella morte improvvisa aprì anche le porte ad una scelta inaspettata. Quella di un Papa non italiano.

Nel primo conclave del 1978 era stata presa in considerazione questa ipotesi?
RATZINGER: Si parlò anche di questo. Ma non era un’ipotesi molto reale, anche perché c’era la bella figura di Albino Luciani. Dopo si pensò che c’era bisogno di qualcosa di assolutamente nuovo.
30 giorni

 

 

 

 

UPDATE OF NOVEMBER 3, 2014

Magic, a parody of the divine

30 Questions put to Cardinal Josef Ratzinger, Interview in 30 Giorni

http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com.es/2007/03/interviste-al-cardinale-joseph.html
March 31, 2007

 

Interview with Cardinal Josef Ratzinger by Ignazio Artizzu in “Una voce grida…”, No. 9, March 1999

Ignazzio Artizzu’s web site:
http://consiglio.regione.sardegna.it/XIIILegislatura/Consiglieri/Artizzu_Ignazio.asp

 

The following English translation from the Spanish translation is by a Catholic of foreign origin now living in Mumbai, India

 

Your Eminence, what is magic?

It is the use of apparently mysterious powers in order to obtain dominion over physical as well as psychological reality. That is, the intent to make use of supernatural powers for one’s goals. With magic one exits the field of reason and the use of physical forces taught by science. What is sought, and at times found, is a means of appropriating reality using unknown powers or forces. In many cases it may be fraudulent but it could also happen elements beyond reason may enter into a certain dominion over reality.

 

Both the New and Old Testaments condemn in an unequivocal manner all magical practices, as well as recourse to occultism in all its forms. What can you tell us about this from a theological point of view?

Firstly, let us look at the origin of the deepest superstitions, -magic and the occult – to better understand the condemnation made in their regard. I would say there are two basic principles: on one side there exists in man, created in the image of God, the thirst for the divine. Man cannot limit himself to the finite, the empirical. He will always have the desire of expanding the perspective of his being and of entering into the divine sphere, of moving out of the purely physical reality and touching a deeper reality. This desire, innate in man, the image of God, is defeated because to go in a true search for God appears to be too difficult, to rise up and allow oneself to be lifted up by Divine Love, and thus arrive at a true encounter with the personal God who created me and loves me. Then something takes place similar to what happens in the human world: casual love affairs are easier than a profound committed love, one for life. Thus as usually happens in life, a faithful and true love, reaching to the deepest part of our being, demands a determined effort very different from that of fleeting affairs; in the same way spiritual realities demand a profound engagement, a fidelity, an interior discipline, the humility to adjust one’s life in the pursuit of God. Man then attempts the easier paths, an immediate experience from the depths of his being.

We can also say that a very fundamental doctrine of the church is verified here, that is, that in man we find on one side the nature created by God and on the other this opposing tendency: perversion and original sin which divert man from his origin and transforms into a caricature his innate desire to love God and enter into union with Him. It is here that this second tendency is realized upon seeking an easier path, a more immediate contact and above all else, a means of not submitting oneself to the divine love and power. Then man begins to make himself the master of reality exploiting this alleged possibility of his being. This seems to me to be a profound inversion and perversion of the deepest relationship of our being, in place of adoring God, of submitting to God, man attempts the mastery over reality using these occult powers, thus feeling himself the true dominator.

This is the tendency found in the 3rd chapter of Genesis: I become God, have divine power and do not submit to reality. “But the serpent said to the woman, ‘You will not die. For God knows that when you eat it your eyes will be opened, and you will be like God, knowing good and evil.’ So when the woman saw that the tree was good for food, and that it was a delight for the eyes, and that the tree was to be desired to make one wise, she took of its fruit and ate; and she also gave some of it to her husband, and he ate. Then the eyes of both were opened, and they knew that they were naked; and they sewed fig leaves together and made themselves aprons.” (Gen. 3:4-7)

 

In Cyprus, St. Paul publicly calls Elymas the magician as “son of the devil.” (Acts 13:10) Can we say with real certainty that the devil is always behind magic and the world of the occult?

Yes. I would say that without the devil, who provokes all this perversion of creation, the world of the occult and magic would not be possible. There comes into play an element going beyond reason and the realities that can be known by means of science and sound reason. It offers an element with a divine appearance, that of powers that can produce success, experiences that may appear supernatural and often as divine. In fact they are a parody of the divine. Powers, yes, but fallen powers, which are ironies against God.

 

Is this the origin of the firm condemnation expressed by the Church with respect to magic and occultism?

Yes. It begins in the Old Testament. Let us reflect upon the conflict between Samuel and Saul. It is precisely the characteristic of the God of revelation: do not make use of these practices which are proper to the religions of these lands, and therefore pagan, because they pervert the relationship between God and man. This sentence continues throughout the history of Revelation and is given its ultimate clarity in the New Testament. Let it be clear that it is not a positivism which wishes to exclude something of the wealth of being or of possible experiences, but the truth that God opposes the fundamental lie. The name given the devil in Sacred Scripture, “the father of lies”, is understood in a new manner if we consider all this phenomena, because here is truly found falsehood in its pure state.

 

 

 

In what manner?

Man makes himself the master of the world, exploiting all that appears as God and thus uses that power to dominate the world itself, entering thus in a radical lie. At first this lie appears as a widening of power, of experiences, as something beautiful: I turn to God. But in the end the lie is always a reality that destroys. To live in a lie means to live opposed to reality and therefore to live in self-destruction. In this sense we can see two aspects of this prohibition.

On one side, simply put, occult and magical practices should be excluded because they pervert reality, are deceiving in its deepest sense.

The second aspect, moral after the ontological, is that, in the face of truth, magic and the occult are destructive, since they destroy the human being beginning from his core.

 

What are the dangers for those involved in magic and the occult?

Here again we begin from phenomenology. The trap is set with promising things, an experience of power, of joy, of satisfaction. But then the person enters into a demonic net which in a short time becomes stronger than him. Man is no longer the master of his home.

Imagine that a person goes on to become part of a sect or a group of magic. He will become a slave not only of the group, which would be grave enough, since these sects can totally alienate a person. But he will be a slave of the reality behind this group, a truly diabolic reality. In this way he moves toward an increasingly deeper self-destruction worse than that of drugs.

 

What are the roots of this thirst for the occult?

It seems to me to be a mixture of a tendency toward the divine and the perdition that closes a man in himself.

 

None of the occultists openly declare they work with the help of demons. Rather they affirm they are believers, that they do good. They make use of sacred images, crucifixes…..


Yes. The profound falsehood later is concretised in more evident lies. The magician, in his personal orientation, has arrived at the lie. Later it becomes natural to use all the concrete means to express and to act out the lie. Naturally, syncretism is one of the fundamental elements of the world of magic and occultists, which makes use of religions, and above all of Christian elements, perverting them with the aim of attracting people and gaining credibility, or perhaps with the hope of using hidden forces within the Christian reality. We see this in the Acts of the Apostles when Simon the Magician attempts to buy the power of the Apostles. “Now when Simon saw that the Spirit was given through the laying on of the apostles’ hands, he offered them money, saying, ‘Give me also this power, that any one on whom I lay my hands may receive the Holy Spirit.’ But Peter said to him, ‘Your silver perish with you, because you thought you could obtain the gift of God with money! You have neither part nor lot with this matter, for your heart is not right before God. Repent therefore of this wickedness of yours, and pray to the Lord that, if possible, the intent of your heart may be forgiven you. For I see that you are in the gall of bitterness and in the bond of iniquity.'” (Acts 8:18-23)

 

It is affirmed at times that there exist innocuous and superficial forms of magic and divination such as palm reading, card reading or horoscopes. The New Catechism, which condemns them, is made light of. Is there a scale of gravity or are all these of the same degree and therefore dangerous?

Perhaps there may exist a slight or mild use of these, but in any case it is not acceptable since it opens the door to the occult. If one begins to move in that direction there exists the danger of falling into the deepest trap. The fact that one slips easily and at times inevitably once one enters into this path should not take us to a rigourism that no longer distinguishes between behaviours which are a sign of a certain frivolity of life and the behavior of those who have totally entered into these situations. There may be a distinction without doubt, but one needs to keep in mind that a small step easily leads to the next because it is a slippery path.

 

What would you say to one who frequents the Church and also occultists, or who practices the occult himself believing that one does not exclude the other?

I would say that he should begin to understand the faith better and insert himself more deeply into the Christian way of life in order to understand they are totally different things. If I listen to the word of God with one’s hand in His, then I allow myself to be led by the love of Christ, and remain inserted in the communion of the Church, walking together with the Church on the path of Christ. It is very different if I begin to enter into the realm of occultism. The two positions are totally different entrances. Understanding this distinction is a fundamental decision of man, it is the beginning of the path of faith.

Let us reflect on the baptismal rite, where on the one hand we have the ‘yes’ to the Lord, to his Law and on the other the ‘no’ to Satan. In ancient practice one would turn east to say ‘yes’ to the Lord and west to say ‘No’ to the seductions of the devil. With this Rite, born in the times in which the Church, as happens today, was surrounded and attacked by occult practices, one understands the irreconcilable difference between these two behaviours. Saying ‘yes’ to the way of the Lord implies saying ‘no’ to magical practices. We should renew this double decision in a very realistic and practical sense. Saying ‘yes’ to God implies I cannot ‘serve two masters’ as the Lord himself says, and if I say ‘yes’ to the Lord I cannot at the same time say ‘yes’ to those occult powers, but rather to say “no, I do not accept the seductions of the devil.” Perhaps at the time of renewing our baptismal promises at the Easter Vigil it should be explained that what we pronounce is not some ancient ritual but an important decision for our life today, a concrete and realistic action.

 

Is there a point of no return for those who turn their lives over to magic?

It is difficult to answer this. If one has entered into that which the Lord calls a ‘sin against the Holy Spirit’, like an aversion to God, cursing the Spirit of God, thus having perverted his spirit, opening it to the action of the devil, perhaps what the Lord indicates as a point of no return is realized here.

 

 

On our part we cannot judge. We should always say: there is hope of conversion. It is clear that once one has entered into that world, a radical conversion becomes necessary, and it is a conversion becoming always more difficult, made possible only with the strong help of the Holy Spirit implored by the Church community seeking to help these persons to return to God. Therefore we must always have hope and do all that is possible to implore the forgiveness of God and for the enlightenment that will make it possible for these persons to be open to a deep conversion. The expulsion of the devil (exorcism) is necessary, a rite whose importance during a certain period of time ceased to be understood on the part of Christians, but which now has received a renewed and very concrete significance. Because it is a matter of liberating persons from the devil as a result of contact with magic and the occult, if in reality possession has taken place.

 

Are exorcisms necessary, then?

Certainly

 

It happens that people tend to accept this discourse but lament the scarcity of information on the part of people from the Church themselves. What more can be done to inform those who are unaware?

New forms of the apostolate need to be found. The spread of occultism in its present form is a relatively recent phenomenon. Some 10 years back we lacked sufficient information on this topic. Perhaps we were not prepared for this attack and had not sufficiently prepared the lay faithful. I think we should make available a short presentation which explains the essentials in a manner that can be understood. We should include this teaching also in adult catechesis and the permanent formation of every Christian.

 

Your Eminence, I would like to cite some data. In Italy the telephone number for horoscope receive more than 10 million calls per year. Also in Italy, there are at least one hundred thousand magicians and less than 38 thousand Catholic priests. What does meditating on this reality show?

It is the sign that we are before a threat of profound paganisation. This is paganism, a perversion of the religious destiny of man. In this artificial religion in which, as I have said, man exploits or seeks to exploit supernatural forces, there is a fundamental challenge to our work of evangelization. In the face of this paganization, the liberating truth of God should be proclaimed. These practices are presented under the appearance or pretense of offering liberation to man. They offer power, satisfaction, the promise of a life with all possibilities of being. In reality they are a terrible slavery that can truly dehumanize. We know this also from pre-Christian religions which created a world of fear. When the Christian Good News arrived it did not bring a political liberation, as we would say today, but the liberation from fear of the devil. There is only one God who is the most powerful of all: this is the only announcement that has really liberated the world. Today also, in places in the world that have not yet been evangelized, it can be seen how the fear of demons and magicians creates a climate of fear and immobility. No action can be taken because at each step one can fall into the hands of a demon. For this reason we must proclaim the liberating power of this message that there is only one God and this God is love, he loves us and has the power to guide us and grant us true liberty and that with his invincible power he frees us from this slavery. But sadly, it can be seen that is no longer present in the mind of people. Many see only the arduous way of religion, how God is far away, how they do not experience him, so they seek a swift experience and a rapid satisfaction, thus falling into slavery. At this hour of a profound pagan temptation, I believe the gospel should be proclaimed in all its simplicity and greatness as the only true liberation.

 

In your life as priest, bishop and cardinal, did you ever have an encounter with persons harmed by magic?

In the environment in which I lived this reality was not present. On a few occasions I have heard about such cases. Today I can see how in many places magic deteriorates and destroys human lives.

 

Traditional magic, folkloric, typical of Mediterranean countries are even now found in regions of Italy. Is it an innocent practice or does the main ingredient always continue to be recourse to the devil?

In the branches of Christianity there also remained elements of magic among the people, in a minimal presence, I would say redefined by the faith being promulgated, yet nevertheless always with the danger of a resurgence of magic. It was a dangerous and unacceptable presence but under the dominance of the life of faith of the majority. Now we see that those small ‘residues’ which appeared to be innocent were not that at all and today can be the hook to bring about a new eruption of the occult in the world.

 

Is the fact that a practitioner of the occult may/may not ask for money a valid criterion for evaluation?

It depends on his decision before becoming a magician. If the work was morally just, payment may be demanded. But given the fact that what he does implies a lie and a perversion of reality, the presence of money does nothing more than continue the fundamental lie on which it is based. In this sense, what it made more visible in the commerce of magic and ‘powers’ is an even deeper perversion. Spiritual things cannot be paid for, and a true spiritual experience, which is what Christ gives me, can be obtained only with my conversion, my spiritual ‘exodus’. Therefore it is necessary that those who have fallen into the web of the occult be helped to rediscover the way of conversion, offering them a community, accompanying them toward faith in order to help them begin a journey toward truth. Obviously, of course, to help them have access to exorcism – when conditions are complied with – which is done by a priest authorized by his bishop.

 

Transcendental meditation and yoga, especially yoga, have the occult as an underlying element. Even more, the ultimate grade in yoga, the highest, entails – and this is affirmed by the sacred books of this ‘philosophy’ – a contact with the spirit world and the acquisition of magical powers.

 

 

Do you think there is a background link, even though not so apparent, between the diffusion of eastern religions and the reappearance of occultism?

Without doubt this is present deep down. Let us say that what these eastern religions offer move at different levels. There is a yoga which is reduced to a form of gymnastic. It offers some element which can be of help in relaxation of the body. If yoga is truly reduced to exercises it can be acceptable as long as the movements have an exclusively physical dimension. It has to be truly reduced to pure physical exercise for relaxation, free from any ideological element. On this point one has to be very attentive that a determined vision of man, of the world and the relation between God and man is not introduced to this physical exercise. This purification of a method which in itself is logical but contains ideas which are incompatible with the Christian life could be compared for example with the ‘demythification’ of the pagan traditions regarding the creation of the world found in the first chapter of Genesis, where the sun and moon, the great divinities of the myth are reduced to ‘lamps’ created by God, lamps reflecting the light of God, and help us imagine the True Light, which is the Creator of light. The same would also be true also in the case of yoga and other eastern techniques where a transformation and radical displacement is necessary which truly removes all ideological pretensions from it. The moment at which there appear elements attempting to lead towards ‘mystical’ they now evolve into instruments leading towards an erroneous direction.

 

Has this clarification or transformation been done?

Generally no. It may happen that some persons may have sought to exclude the religious and ideological elements, maintaining these practices on a level of purely physical exercise. There is no need to exclude this may have taken place.

 

Can a ‘Christian yoga’ exist?

The minute it is called ‘Christian yoga’ it is an ideology and is presented as a religion, and I do not like this too much. While at the level of the purely physical, I repeat, some elements may yet subsist. One must be very alert with respect to the ideological context which makes it part of an almost mystic power. The risk is that yoga may become an autonomous method of ‘redemption’, lacking a true encounter between God and the human person. In this case we are now in the transcendental. It is true that in Christian prayer and meditation as well the physical posture of the body has its importance and reflects an inner attitude also expressed in the liturgy. But in yoga, the movements of the body have a different implication regarding the relation with God which is not that of Christian liturgy. Maximum prudence is necessary because behind these bodily elements is hidden a concept of being as such, of the relation between body and soul, between man, the world and God.

 

Does the teaching of transcendental meditation and yoga in Catholic churches and religious communities on the part of priest appear legitimate to you?

It seems very dangerous to me because in this context these practices are now offered precisely as something religious.

 

Is using a mantra with Christian prayer possible?

The mantra is a prayer directed not to God but to other divinities which are idols.

 

Why are Christ and the Church underestimated?

This is a profound question linked to the actual situation of the world. There are many roots of this behavior we see today and which have developed during the course of time even though it is only now that it emerges in all its force. It seems to me that the ultimate element once again is chapter 3 of Genesis: the pride of man wanting to make himself God, not accepting to submit to him. Herein lies the will to take God in our hands and of not putting oneself in the hands of God.

 

Urs Von Balthasar defines transcendental meditation as a treachery of the Christian faith. Are you in agreement with this statement?

Yes, because the Transcendent God, the person who has called me and loved me, is deformed in a transcendental dimension of being. I believe it is important to distinguish between the Transcendent God and transcendence. While the Transcendent is a Person who has created me, the transcendental is a dimension of being and therefore implies a philosophy of identity. The path of Transcendental Meditation, taken in its final intentions has this tendency of guiding and submerging itself in identity and then it is the exact opposite to the Christian vision which also recognizes an union of identity. Christ has identified himself with us, in this way inserting us into his Body, but it is a different identification, one done in love, in which a personal identity always remains, while Transcendental Meditation involves a submersing of self, an allowing oneself to ‘dissolve’ into the identity of the supreme being.

 

In spiritual terms, what is the price to be paid for these practices?

The loss of faith, the perversion of the God/man relationship and a profound disorientation of the human being so that in the end man is married to untruth.

 

How to concretely bring about respect towards non-Christian cults while at the same time firmly maintaining the Christian respect for those essential values of the faith?

Respect is owed above all to persons. At St. Augustine says, we must love the sinner and not the sin. We must always see in the man who has fallen into these errors a person created and called by God, and who has attempted, in a certain sense, to arrive at the divine reality in order to find answers for his desire to raise himself up. Besides we must respect those elements to which I have made reference, while at the same time clarifying well those realities which are destructive and opposed not only to the Christian faith but to the truth of the human being as well.

 

 

 

The world is teeming with ‘seers’ claiming to receive revelations from God and the Virgin Mary. They spread books containing apparently good messages which conform to the Christian faith and the doctrine of the Church. But behind these messages there are, in many cases medium-like techniques such as ‘automatic writing’ or other forms of spiritism. What attitude should a Christian have in the face of this phenomena?

It seems to me that the origin of this flood of messages is that to which we have already referred to, that is, a desire to hoard a direct experience of the divine, of not remaining in the simplicity of the faith but rather to have a closer touch of the reality of God. The first essential point is to trust in the Lord who has revealed himself in his Word, who is present in the Church and sacraments, and to live in this fundamental path which gives an experience different from others, and is a little more arduous, but in the end is much more real and satisfying because it is truer. The most fundamental attitude is to live the faith in the church and convince ourselves that God, as St. John of the Cross said, in giving us his Son has given us everything, because Jesus is the Word, and there is nothing more to be added. God can give no more than himself in His Son. It is necessary to place ourselves really in the hands of the Son and live the life of the Church, which is immensely rich, because the Lord is surrounded by saints, beginning with the Blessed Virgin. This experience is possible for all. Believing in God I do not walk alone but am accompanied by a great multitude of saints and believers of all times. In this way I also receive all the answers, since the Church lives and has a living voice to speak and announce today the Word of the Lord as a Word present for me and for our time. If one lives this reality with conviction and joy, not in a purist sense, but rather with all the richness and beauty it entails, there is no need of another one and we can by our own discernment determine which things can be useful without having to become dependent on those phenomenon.

 

Some claim to possess the text of the ‘secret of Fatima’. Is it possible?

No.

 

Behind the different apparitions and messages is the mediumistic phenomenon of automatic writing or other forms of medium activity, which today is diffused through the world in various books of ‘messages’ –can we believe with certainty that we are facing a phenomenon to be discarded?

It refers to mediumistic phenomena having nothing to do with Christian mysticism.

 

Among the many ramifications of the New Age is the so called ‘alternative medicine’, in which pranic therapy (energy healing) has an important place. Some persons claim to possess a fluid in their hands that can cure the sick and is confused with the charism of healing.

The charism or gift of healing manifests itself firstly in the total absence of elements of magic and is carried out in a spirit of prayer. The healings worked by the Lord and in his name by the apostles are expressions of prayer. No use is made of means or spiritual contexts foreign to faith or reason. Charisms, as opposed to powers and the fluids of which these persons boast, are submitted to the truth and the power of God and do not introduce any other elements. The other cases are expressions of a terrible underworld, which for a long time was hidden but now once again comes out into the open in a phase of re-paganization.

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Categories: Eastern Meditation, new age

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